Salvatore Fundarò: agri-cultore

"Rosa Fresca Aulentissima": così esordisce il contrasto (componimento sotto forma di dialogo) con cui Ciullo D'Alcamo si prende gioco della poetica del suo secolo.
Scritto da  - Mercoledì, 01 Maggio 2013 13:13

È il tredicesimo secolo, periodo in cui, passando da Francesco d'Assisi a Dante Alighieri, verrà proprio dato il battesimo alla lingua italiana e in cui, tra i molti altri eventi, un papa (Celestino V) abdica per la prima volta nella storia della chiesa cattolica.
Ad Alcamo, proprio in piazza Ciullo, ho conosciuto Salvatore Fundarò: Totò (così lo chiamano gli amici) ha 25 anni ed una moltitudine di passioni e risorse, tutte riconducibili ad un amore verso la terra e a chi la abita, a partire dai bambini (Salvatore da pochi mesi è diventato padre). Ad Alcamo, in un terreno ereditato da suo nonno, Totò concentra la maggior parte delle energie, aiutato da Angela, Adriano, Grazia, Stefania e Alice (insieme compongono l'associazione SupraTerra); il terreno porta il nome di orto dei miracoli e ha una lunga storia: molte caratteristiche presenti ancora oggi risalgono all'anno mille, epoca in cui, prima della conquista normanna, la sicilia era un emirato arabo. Sono infatti gli arabi ad aver dato a queste terre una composizione a terrazze sovrapposte, predisponendo un geniale sistema di irrigazione comprendente le gebbie. Nell'orto dei miracoli Salvatore viaggia a piedi, rispettando i tempi della natura unisce la salvaguardia (ha rimesso in funzione una delle gebbie quando aveva sedici anni) ad un'agricoltura bio-logica, fatta di orti sinergici e permacultura, per nutrirsi rimanendo in sintonia con l'habitat che ci ospita (va ricordato ogni giorno che l'uomo non è padrone assoluto del pianeta).
A completare il cerchio è il teatro orto, luogo in cui poter conciliare simbiosi con l'ambiente, arte, apprendimento. Un orto didattico dove l'educazione può essere esperienza diretta e non un vano parlarsi addosso. In questo impegno, nella voglia di portare avanti alternative al sistema che ci sta portando alla deriva, ritrovo quello spirito fresco che aveva Ciullo d'Alcamo nel canzonare il linguaggio aulico del suo secolo.
E il secolo che stiamo vivendo? Riusciremo tramite queste alternative a canalizzare l'interesse comune? A concretizzare il crescente bisogno di rinnovamento? Un altro papa ha abdicato (il secondo nella storia della chiesa cattolica). Ci stiamo preparando per dare il benvenuto a nuovi modi di comunicare? Le premesse ci sono, sta a tutti noi saperle cogliere.

Scritto da Roberto Raso

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