Napoli in progress

Quante volte negli ultimi duemilacinquecento anni Napoli ha cambiato volto? Su questo palcoscenico fatto di mare e di pietre antichissime, da oltre due millenni, la vita ama raccontarsi con grandi spettacoli, drammi e commedie ora tragiche, ora comiche.
Scritto da  - Mercoledì, 13 Gennaio 2010 14:25

L'uomo e la natura recitano senza troppe repliche assicurando rappresentazioni sempre diverse all'insegna dell'imprevedibilità. Sbuffi e colpi di tosse del Vesuvio e l'insofferenza di una terra per vocazione ballerina convivono con un popolo paziente, capace di adattarsi a tutto quello che capita; terremoti, dominazioni, epidemie si sono susseguite sulla pelle della città che mille volte ha toccato il fondo e mille volte è risorta. I segni di un risveglio e di un’apertura alla modernità sono evidenti. Segni forti di cambiamenti si trovano in tutta la città nel piccolo grande viaggio che provo a raccontare, partendo dal “ventre” del centro antico alla “mente” tecnologica della città in trasformazione.

Lo scrittore Walter Benjamin che passò per la città nei primi anni del Novecento amava definire Napoli "porosa", cogliendo efficacemente con una parola l'anima della città. Il concetto di "porosità" fu in seguito ripreso da Ernst Bloch che lo utilizzò per evidenziare il carattere mediterraneo "che non esclude alcun elemento del caos". In effetti la "porosità" partenopea oltre a ricordare lo zoccolo di tufo giallo su cui si distende la città descrive la realtà variegata di Napoli, formicaio umano fatto di percorsi non sempre facilmente accessibili vivacizzati da un'attività febbrile e costante, dove tutti si muovono disarticolatamente seguendo l'istinto. "Porosità" è soprattutto simbolo di imprevedibilità: arginare un corso d'acqua che scorre nelle molteplici cavità d'una roccia porosa è impossibile, come sarebbe impossibile irretire il flusso nel formicaio dove non si possono applicare regole dall'esterno. La porosità di Napoli è paragonabile a quella di una spugna che nei secoli ha assorbito diverse culture e dominazioni che fanno di questa città il ponte tra l'Europa e il mondo mediorientale. Per comprendere Napoli e la sua gente è indispensabile staccarsi dall'immagine ovvia e scontata del folclore descritta attraverso aneddoti e "fatterelli" all'insegna del "tira a campà" e dell'arte di arrangiarsi. Come sottolineato dallo scrittore Michele Prisco "il fatto è che, prima d'essere una città, Napoli è una categoria umana, il cui connotato più rilevante è l'imprevedibilità". Nel continuo gioco di contrasti, mescolanze e contrapposizioni tra istinto e razionalità è spesso il primo che prevale; sacro e profano, illuminismo e barocco, pubblico e privato, passato e presente, storia e mito convivono nell'anima di una città che si offre a molteplici interpretazioni. E così, nel bene e nel male, l’insofferenza alle regole è alla base di un'atavica precarietà. Il male più evidente è oggi un approssimativo senso civico e la diffusa illegalità che talvolta rende difficile la convivenza negli spazi ristretti di una città geniale e sregolata anche nel degrado. Alla sfera del bene appartiene invece un patrimonio esclusivo, di valore assoluto, che affonda le sue radici nell'inventiva, nella creatività, nella laboriosità di un popolo che sembra trovare energia vitale dalla condizione di precarietà in cui vive. E queste doti sono all'origine della grande capacità comunicativa dei napoletani che si manifesta attraverso uno spiccato senso artistico: musica, cinema e teatro fanno di Napoli una città all'avanguardia, sempre ispirata e in movimento.

Il futuro - Il flusso di energia che scorre nelle vene di Partenope è sempre forte e imprevedibile come il Vesuvio che fa finta di dormire. Viverci per tanti anni o passarci per un solo giorno significa entrare nel circolo virtuoso di quell’energia che assume le vesti del conflitto durante la permanenza e del richiamo nella lontananza. Un viaggio "dentro" Napoli provoca un rapporto emotivo, contrastato, indecifrabile con la città buia e solare, lurida e brillante, idiota e intelligente, muta e assordante; dove tutto ha il profumo o la puzza dell'umanità, e la vita è un dramma sentimentale di Eduardo o un dissacrante scherzo di Pulcinella, una recita senza copione, un carbone ardente di genialità che ha la sua ricchezza nell’allergia a qualsiasi forma di omologazione.

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