Laggiù a Polsi, nel cuore dell’Aspromonte

Ogni anno, il 2 settembre a Polsi, nel cuore dell’Aspromonte si celebra la Madonna di Polsi: uomini e donne raggiungono attraverso strade tortuose il Santuario non distante da San Luca.
Scritto da  - Mercoledì, 10 Giugno 2009 14:50

In fondo a una valle andina nel cuore del Mediterraneo c’è un santuario. La strada precipita e fa acrobazie nell’impermanenza franosa della montagna, terra caotica dove tutto si disgrega e si trasforma. Venti di sconfinata solitudine agitano nuvole di polvere. Il giorno di Maria Santissima, laggiù in fondo alla valle, arriva il tumulto dell’oceanico pellegrinaggio. Giungono in migliaia scorticandosi le ginocchia e consumandosi i piedi perché è il giorno della festa. Umili pellegrini, incognite spie, anime condannate, facce sporchissime, cuori impenetrabili scivolano laggiù stringendo nelle mani croci, rosari, coltelli e fucili. Il santuario diventa una metropoli. Il frastuono di invocazioni e ballate, preghiere e imprecazioni viene soffocato dalla montagna che tutto protegge e nulla racconta. Il sudore di infinite danze, millenarie paure, perenne rassegnazione accompagna la pesantissima Madonna sotto le stelle. Fuochi d’artificio esplodono contemporaneamente a colpi di fucile. Sangue di capre e sangue umano tingono di rosso il fiume mentre anime pesanti non riescono a prendere il volo. In un caos di urla silenziose e assordanti silenzi danzano la vita e la morte, si abbracciano santi e diavoli. Solo qui sacro e profano non si contrappongono ma si integrano. Sono in migliaia. Anzi è uno solo. Forse io che scrivo, forse tu che leggi. Uno solo con tutto se stesso, con tutti i mostri di gaberiana memoria che abbiamo dentro che appaiono, danzano, giocano. I mostri che nascondiamo di giorno e di notte in tutti i dove. Tranne laggiù, dove tutto è oltre l’apparenza.

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