I conti di Montecristo

Ho avuto la fortuna di sbarcare due volte sull’isola. Il tesoro l’ho solo sfiorato e ho capito che appartiene ai “conti” che nella loro esistenza hanno avuto la fortuna di assaporare per qualche tempo la straordinaria solitudine dell’isola.
Scritto da  - Mercoledì, 23 Settembre 2009 13:08

Ho camminato verso la Grotta del Santo, il Monastero di San Mamiliano e il Belvedere con gli agenti del Corpo Forestale dello Stato che prestano servizio sull’isola con turni di quindici giorni. Nelle parole di Umberto e Giuseppe, in partenza verso il continente, c’è tutta l’emozione di un tempo irripetibile vissuto in mezzo al mare lontani da affetti, abitudini e consuetudini; negli occhi di Alessandro e Federico tutta la curiosità, l’incertezza, gli interrogativi di un’avventura che sta per cominciare. Nessuno però come i guardiani dell’isola ha goduto di questo esclusivo tesoro. Sono loro i protagonisti di una quotidianità vissuta nel segno di madre natura e del mare. E’ facile cadere nel luogo comune di immaginarseli come rari avventurieri, personaggi da romanzo, degni eredi degli antichi eremiti. In realtà non sono niente di tutto questo. Si tratta semplicemente di gente con i piedi per terra che solo apparentemente vive fuori dal mondo, che ha scoperto la rara normalità di vivere ascoltando i segreti del mare.

I primi, storici guardiani dell’isola furono Millo e Mimma Burelli che iniziano la loro avventura nel gennaio del 1956. Tutto comincia nel peggiore dei modi. Appena giunti sull’isola rimangono “isolati” per oltre due mesi a causa di continue mareggiate e per una storica nevicata. Dati per dispersi i freschi sposi riescono a sopravvivere cibandosi con scarsi viveri: pasta, olio, aglio e gli uccelli catturati. Non c’era corrente elettrica e comunicavano con segnali di fumo con i pescatori di passaggio.

Un’altra coppia storica è quella di Amulio e Anna Galletti che hanno vissuto sull’isola dal 1968 al 1984. Ora sono tornati nella loro isola originaria: l’Elba, a Portoferraio. In passato Amulio è stato un forte ciclista. Talmente forte che il grande Fausto Coppi, ormai a fine carriera e in ritiro sull’isola d’Elba per allenarsi scelse come sparring partner per circa un mese il ventunenne Amulio. Oggi pedala ancora volentieri e sulla strada per Porto Azzurro mi parla con grande passione del suo tesoro: “Quella di Montecristo è stata un’esperienza importantissima per la mia famiglia. Una sola volta abbiamo avuto paura, quando Francesco (aveva solo 2 anni) stava morendo di favismo. Per fortuna i soccorsi l’hanno salvato in tempo. Per il resto Montecristo ci ha insegnato a vivere in armonia con la natura; probabilmente è molto più pericoloso e complicato vivere nel centro di una città, protetti dall’apparente tranquillità di un appartamento. Non ci siamo mai sentiti soli; paradossalmente quell’isola ha il potere di abbattere le barriere umane condizionate da inutili formalismi. Li hai un contatto diretto con la vita, fatta di cose semplici ma importanti”. Secondo Anna “Montecristo è magica perché laggiù c’è qualcosa che ti protegge sempre”.

I Galletti hanno passato il testimone a Serenella e Paolo Del Lama che dopo 10 anni di Montecristo, dal 1988 al 1998, hanno avuto difficoltà a tornare in un mondo che ignora l’equilibrio con l’ecosistema. “E’ stata un’esperienza forte, a tratti difficile, ma di grande autenticità; un’esperienza che si può vivere una sola volta” racconta Paolo che era approdato con Serenella a Montecristo inseguendo l’antico sogno di vivere su un’isola deserta.

Altre due coppie si sono susseguite sull’isola prima di lasciare il testimone agli attuali guardiani. Breve ma intensa l’esperienza di Giorgio e Luciana Marsjai: “Il giorno che ho messo piede qui sono rimasta sorpresa dall’intima accoglienza riservatami da questo luogo. Non ho provato l’emozione di sbarcare sull’isola sognata, immaginata, dipinta dal mito; ho avvertito una pace profonda e poi quando ho alzato lo sguardo per inseguire i contorni della montagna ho sentito il suo forte abbraccio. Percorrendo questo sentiero la prima volta mi ha accompagnata la strana e piacevole sensazione di essere arrivata a casa mia. E’ incredibile ma è come se fossi tornata in un luogo antico, familiare”.

Gli ultimi guardiani erano maremmani doc, amanti del mare e delle isole. Si chiamano Carmen e Goffredo Benelli e hanno vissuto la loro esperienza con estrema naturalezza insieme alla figlia Federica. Nessun sogno da raggiungere ma la consapevolezza di vivere in un posto unico dove le 36 miglia dalla costa non sono un peso. “Spesso gli amici vengono a trovarci e la vita che facciamo ci occupa molto” racconta Carmen, originaria di Campagnatico. Goffredo, battuta sempre pronta, naturalmente ironico, dialetticamente reattivo, poco incline a discorsi filosofici, molto portato all’allegria condivisa in compagnia, parla di “giornate sempre intense trascorse tra la pulizia e il mantenimento del giardino della ex Villa Reale e del museo e della condivisione di lavori con i forestali con cui ha un rapporto di grande collaborazione e sintonia”. Quando Giuseppe e Alessandro, i forestali che hanno terminato il turno, lasciano l’isola con la motovedetta del Corpo Forestale dello Stato, si salutano ricordando memorabili sfide a carte. “Siamo qui dal 25 novembre 2002 e per noi Montecristo è come aver vinto alla lotteria” dice Goffredo che ha deciso di salpare alla volta dell’isola per “vivere un film nuovo”. Il film è terminato e anche loro sono tornati verso la terraferma. Negli occhi dei guardiani c’è una luce speciale, non tanto diversa dalla luce di un faro che anche nella notte sembra custodire lo spirito selvaggio della montagna più isolata.  

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