Alla fine dell'Italia

Anonimi e omologati nastri d’asfalto, ecco come si presentano le nostre autostrade. Solo una è diversa. Parte da Salerno e arriva, dopo 443 km senza pedaggio, a Reggio Calabria: gallerie, viadotti, curve, cantieri, silenzi, solitudine, sole e neve.
Scritto da  - Mercoledì, 06 Gennaio 2010 09:36

Qual’è il senso di un viaggio in autostrada? Trasferimento. Corrieri, agenti di commercio, camionisti, pendolari, auto blu e talvolta anche noi che prendiamo la via più rapida per raggiungere le nostre mete del tempo libero: tutti sfrecciano per andar lontano nel più breve tempo possibile. Le città sono cartelli, il tempo passa lentamente, le ruote divorano chilometri, Isoradio ci racconta che sulla Tangenziale Est di Milano c’è traffico intenso, se abbiamo fame mangiamo tutti gli stessi panini: Rustichella, Camogli, Positano; poi un caffè, il biglietto della lotteria e via... Tutte uguali le autostrade, come gli Autogrill, del resto.

Tutte uguali tranne una - Ma ce n’è una diversa dalle altre che, chilometro dopo chilometro, sprofonda verso la fine dell’Italia. Comincia a Salerno e per 443 km insegue lo Stivale fino a Reggio Calabria; gallerie buie come la notte e viadotti che volano verso il cielo accarezzano le pendici degli Alburni, i contrafforti del Pollino, i boschi della Sila e i misteri dell’Aspromonte. La Salerno-Reggio Calabria è un’altra storia. Qualcuno l’ha etichettata come il Far West d’Italia, per altri è un inferno, per me è un viaggio da fare a radio spenta (Isoradio è latitante) inseguendo domande senza risposte. E’ l’autostrada del silenzio, dove la luce del Mezzogiorno ammazza le ombre, coccola i cactus e incendia l’asfalto. E’ l’autostrada della solitudine e della paura. I cartelli indicano località troppo spesso raccontate dalla televisione e dai giornali con filmati e slogan insanguinati. Far finta di niente è impossibile, come è impossibile dimenticare la vacanza della famiglia Green: il piccolo Nicholas ha finito a Pizzo Calabro il suo breve viaggio in questo mondo; anche lì c’è un silenzio più pesante del piombo e un punto interrogativo senza risposta. Per viaggiare su quest’autostrada il sindacato dei camionisti olandesi ha ottenuto un supplemento per i rischi elevati; la strada è disegnata male ed è pericolosa, questa la motivazione. In realtà il tratto tra Bagnara Calabra e Palmi gioca con una serie di curve che in caso di pioggia richiedono una guida molto accorta. Durante l’inverno a Campo Tenese, all’ombra del Pollino, bisogna fare i conti con la neve: ci troviamo infatti nel punto più alto di tutte le autostrade d’Italia (1.000 mt. s.l.m.). La traiettoria assume la forma di un punto interrogativo nei pressi di Lagonegro dove, improvvisamente, l’autostrada si trasforma nella curva di una strada statale ad una corsia. Ma cos’è? Uno scherzo, un errore, un colpo di genio dei progettisti? Anche qui, nessuna risposta. Solo silenzio e pensieri. Ma allora questa autostrada dove non si paga il biglietto e il numero delle aree di sosta attrezzate è inversamente proporzionale al numero dei cantieri aperti è veramente un inferno? Forse è esagerato etichettarla così ma è senz’altro vero che questa autostrada è diversa dalle altre.

Cristo è uscito allo svincolo di Eboli - l resto è un viaggio nel silenzio e nella solitudine, nell’Italia dell’abbandono; un percorso obbligato che non è degno di un paese civile. Un tempo c’erano i briganti; in tempi più recenti camion stanchi e affaticati dovevano fare i conti con aspri tornanti e assalti improvvisi di malviventi che approfittando dell’andatura lenta saltavano su e scaricavano la merce; vita facile dunque per i rapinatori fino a quando non hanno cominciato a trovare sotto il telone la “sopresa” di uomini pronti a difendere il carico a colpi di doppietta. Poi è arrivata l’era moderna dei collegamenti veloci e dell’autostrada che portava con sé promesse di sviluppo delle zone depresse. In realtà i collegamenti con la punta estrema della Penisola sono diventati più rapidi e agevoli ma il Far West è rimasto tale... Il cantiere rimane eterno e i lunghi tratti in corsia unica sono il prezzo che tutti pagano per lavori che per ovvie ragioni “non devono” terminare mai. Le aree di servizio sono rare ma hanno la capacità di raccontare i luoghi: le facce di barman e benzinai non sono omologate con marchi di qualità e convenienza; i meccanici hanno sempre una storiella fresca con cui coinvolgerti: a Gioia Tauro ho assistito al “dramma” di una famiglia bloccata a tempo indeterminato per un guasto al ponte meccanico che teneva in ostaggio a due metri d’altezza l’inerme camper. Souvenir e musicassette sono rari oggetti di modernariato: si trovano ancora le prime incisioni di Nino D’Angelo prima che diventasse biondo, di Mario Merola paffuto e rotondo, di Gigi D'Alessio e tutta la banda dei neomelodici. Infine un consiglio. In corsia nord fermatevi all’area di servizio di Contursi. Ignorate il ristorante-bar più grande e andate in quello vicino ai distributori: non c'è il marchio dell'omologazione, lì si fanno i panini più buoni di tutte le autostrade e si vende ottima mozzarella; e non dimenticate di comprare un barattolino di “nduja”, salame calabrese morbido e piccante, ideale per condire la pasta o spalmare (poco!) nel panino. Buon viaggio a tutti.

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