San Secondo Parmense, il cuore dell’Impero padano

Man mano che ti avvicini al comune di Sansecondo hai la sensazione che ti accompagni una musica sottile, che diventa concerto quando ci arrivi.
Scritto da  - Mercoledì, 11 Dicembre 2013 08:11

“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” Cesare Pavese

Man mano che ti avvicini al comune di Sansecondo, Sasgònd, per i nativi del posto, forse per la buona Fortana che scalda le gote, forse per la Spalla cotta che riempie tutti i sensi, o forse per il sussurrare misterioso del Po, che da lontano saluta il paese, cavandone, come da una viola, suoni melodiosi, hai la sensazione che ti accompagni una musica sottile, che diventa concerto quando ci arrivi. San 'Secondo', manco a dirlo, è il 'primo' cumulo ordinato di case in cui inciampare percorrendo la Provinciale che collega il bel Ducato di Parma ai ruvidi margini della “Bassa” parmense. Un po’ terra di mezzo, incastonata nel cuore della valle padana, ma a due passi dalle lusinghe cittadine, un po’ crocevia di scrittori e musici (Guareschi e Verdi), avvolta nel mistero del Grande Fiume, che la influenza ma non la lambisce. Un po’ terra di contradaioli e di orgoglio partigiano, un po’ landa di mezzadri e braccianti. Patria indiscussa della omonima Spalla Cotta e del buon vinello locale (Fortanina), è tappa imprescindibile per chi voglia iniziare a camminare sulle impalpabili tracce del Po.
I pioppeti, gli argini e gli storioni sono sì a una dozzina di chilometri, ma bastano pochi minuti per farsi tornare in mente tutte le leggende del Padre dei fiumi e riassaporare, a memoria, i salumi tipici del suo corso. Un comune di Pier Maria de Rossi, figlio della Bassa dei sapori autentici e delle nebbie avvolgenti, patria del gusto. Piccolo gioiello di maestria, con la sua Rocca dei Rossi, con le sue sale affrescate di getto dagli allievi di Raffaello; ma San Secondo non è solo arte e storia. È soprattutto cuore, sangue, scheletro della provincia, da bere e mangiare.
Gli appuntamenti tipici sono la linfa delle comunità che si fanno largo a spintoni, in un mondo fatto di centri commerciali e metropoli affollate. Qui si conservano ancora i valori, le pacche sulle spalle, i vecchi andirivieni lungo i corsi, le sagre e le fiere. Qui tutti si conoscono, tutti si salutano. “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”, diceva Pavese. Il Paese, la dimensione piccola ma enorme di San Secondo. La passeggiata alla domenica pomeriggio, un tipo di divertimento fatto di niente, i personaggi perfetti ed estatici di quel presepe agitato che è la vita. Si possono percorre in una manciata di minuti le arterie principali del centro storico. Incontrando negozietti, mastri pasticceri, un cinema abbandonato e tante storie, disegnate sui sanpietrini.

Il Bar, La Fata e la Strega - Di bar, a San Secondo ce ne sono davvero tanti. Il viandante se ne accorge in men che non si dica. Forse a retaggio di quella partizione (più contemporanea che rinascimentale) in contrade, in lobby chiuse, ma sempre pronte a riaccoglierti. Solo uno cattura la nostra attenzione più degli altri. Un pertugio luminoso che si dischiude tra l’ombroso porticato di Via Roma. Bar La Fata e la Strega, si legge. Non un oste, non un barista, ma le intraprendenti Alice e Valentina, sicure dietro al bancone. Quale sia la Fata e quale la Strega, a voi l’onere e l’onore di scoprirlo. Un ambiente caldo e accogliente, semplice come solo un pugno di sabbia del Po potrebbe essere. Il pantone orchidea delle pareti ci ricorda che i colori arrivano anche qui, in questo angolo di mondo in bianco e nero. Una fila ordinata di libercoli rivela quella voglia, timida e vergognosa, di farsi un po’ caffè letterario del paese, un po’ portavoce degli ultimissimi Bohémien. E allora ci si può ritrovare, proprio a San Secondo, a sorseggiare un bianco fermo insolito, proveniente dal centro Italia, ad ascoltare qualche pezzo country blues dalle corde di un’artista del posto, o più semplicemente a chiacchierare in santa pace con i gestori. Qui si presentano libri, si gioca a Risiko e a Burraco, si intraprendono digressioni mistiche sulle materie più disparate. Due volti da ricordare e ricordarsi, nell’oblio delle nebbie padanissime che spesso, in questo periodo, avvolgono il borgo intero. Da non perdere gli aperitivi a suon di musica e, soprattutto, a suon di specialità tipiche e stuzzichini divertenti. Buonissimo il culatello servito, altrettanto buona la spalla e la culaccia.

La biblioteca comunale - Un albero di Natale fatto di libri, libri alti, libri bassi, libri grassi. Sembrano vivi, vestiti a festa per l’occasione. Colorate opere in legno truciolato dell’artista Huta Müesli amiccano dall’alto. E poi libri, abbiamo detto. Che s’incontrano come bambini, donne e uomini in una piazza. Ogni libro, una storia. Siamo all’interno della Biblioteca comunale di San Secondo, sede dell’Informa Giovani. In questo luogo “meraviglioso” ogni giorno decine di bambini leggono e trovano spazi mentali, affettivi e educativi diversi da quelli che la realtà sociale che li circonda gli offre a casa o nelle scuole. Qui entra in gioco tutta la forza prorompente della Provincia bella, di quella fatta di scambio e cultura popolare. Poche settimane fa, proprio qui, è stato presentato il Libro “Gente di provincia”, ultima faticaccia letteraria di Stefano Rotta e del collega Pezzani, fotografo. Un progetto di riscoperta di storia e storie del nostro territorio. Il territorio della provincia di Parma, commistione di monti e fiume, rendezvous di maestri e parolieri, è stato setacciato con cura dalla abile penna del giovanissimo giornalista lodigiano. Chilometro su chilometro a rincorrere le facce, le mani, la gente. Un bioroccio di gente, una catena umana che diventa acqua, terra e cielo, presentata in un piccolo, ma grande, ‘Comune’.

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