Montecristo, tesoro per pochi

Viaggio nell’isola più selvaggia del Mediterraneo, sospesa tra mare e cielo, quasi irraggiungibile; luogo magico legato alle vicende leggendarie del famoso Conte e “casa” di pochi eletti.
Scritto da  - Mercoledì, 23 Settembre 2009 11:29

“Dopo aver toccato, palpato, affondato le mani tremanti nell’oro e nelle pietre preziose, si rialzò e attraversò di corsa le due grotte con l’esaltazione di un uomo sull’orlo della pazzia… era solo con quelle ricchezze incalcolabili, inaudite, favolose che gli appartenevano. Ma sognava o era desto?” (Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo)

Montecristo è un mondo a parte, una montagna in mezzo al mare sempre inviolabile, in condizioni di calma piatta e quando imperversano tempeste di mare e di vento. Montecristo celebra la sacralità di madre natura esaltando tutto il fascino di un isolamento vero, integrale, autentico, assoluto. Non esiste isola più isola di questa in tutto il Mediterraneo e chi ha la fortuna di mettere piede e anima in questo luogo può sperimentare il concetto di lontananza. Il resto del mondo è distante. Ma si tratta di una distanza che non si misura in miglia marine. Viene più naturale misurare lo spazio con parametri temporali perché Montecristo sembra appartenere a una dimensione intermedia tra gli abissi e un cielo affollato di stelle, tra l’umano e il soprannaturale. L’anima selvaggia protetta da una corazza di granito ignora gli equilibri che l’uomo cerca di stabilire nel resto del pianeta e accoglie le storie di pochissimi eletti che hanno la fortuna di vivere qui. Sono uomini consapevoli che si tratta di un tempo speciale in un luogo non comune. Dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato ai guardiani dell’isola possono tutti fregiarsi del titolo di “conte”, e la loro nobiltà non coincide con un titolo o un cognome ma con un pezzo di cuore che per sempre lasceranno su questa montagna che interrompe l’azzurro di mare e cielo.

montecristo2Nel cuore dell’isola - La piccola isola (10 Kmq. e 16 km di costa) si manifesta subito inospitale e selvaggia, imponendo la sua mole rocciosa che disegna un’esplosione pietrificata: ovunque giganteggiano “sferoidi” e “mammelloni” spesso sovrapposti in modo da sembrare scogliere ciclopiche. Esplorando l’isola si scoprono rupi e pendii in equilibrio precario, che sembrano poter precipitare da un momento all’altro, grandi massi chiamati “tafoni” scolpiti in forme bizzarre dall’azione del vento, e “marmitte” ovvero pozzi cilindrici levigati e scavati dal moto vorticoso dell’acqua. Madre Natura ha affidato a Montecristo un’opera selettiva nei confronti del genere umano. Non è mai stata e tuttora non è un’isola facile. Ha una sola porta d’ingresso, Cala Maestra che diventa inaccessibile quando spira il maestrale. L’aspetto attuale della Cala Maestra, caratterizzata da una bellissima spiaggia, si deve ad un evento che ha sconvolto l’isola una quindicina d’anni or sono. In piena notte, nel dicembre del ‘92, l’isola trema sotto i colpi di una ciclopica frana che sfigura la valle sovrastante la Cala. Le due guardie forestali in servizio fuggono sull’onda della paura verso le alture del Belvedere mentre parte dell’isola si sgretola con la forza di un cataclisma. Fortunatamente le poche abitazioni vengono solo sfiorate ma la zona assume un volto completamente diverso: il vallone con l’ampio camminamento scompare sotto i massi e nasce la spiaggia di Cala Maestra, fino a quel giorno disegnata da soli scogli. L’ambiente selvaggio invita a vere e proprie esplorazioni ma i sentieri sono pochissimi e soprattutto l’accesso all’isola prevede una regolamentazione molto stretta che non consente la visita, tra l’altro giornaliera, a non più di mille persone all’anno. Inutile dire che, in quanto riserva naturale integrale la balneazione è vietata come la navigazione entro un chilometro dalla costa.

Il mito del Conte - Nell’immaginario collettivo Montecristo è l’isola del tesoro, il luogo scelto da Alexandre Dumas per costruire il riscatto del marinaio Edmond Dantès, prigioniero incolpevole nelle mura del castello d’If nel sud della Francia. Il “Conte di Montecristo” viene a conoscenza del tesoro grazie al suo compagno di prigionia, l’abate Farìa che da anni stava scavando un tunnel segreto. Quando il vecchio abate muore, Dantès riesce a evadere con una avventurosa fuga verso l’isola, nient'altro “che un roccione di forma pressoché conica che pare sia stato vomitato dal fondo degli abissi sopra il livello delle onde a causa di qualche cataclisma vulcanico” dove si trova il famoso tesoro che gli cambierà la vita: “Mille verghe d’oro, che pesavano da due a tre libbre ciascuna... venticinquemila scudi d’oro, dieci manciate di perle, pietre preziose e diamanti”. Se alla fantasia di Dumas si aggiunge il fatto che Montecristo è un’isola dove non è affatto semplice sbarcare, sia per motivi di ordine pratico (è tecnicamente possibile solo a Cala Maestra e Cala Santa Maria), sia perché è Riserva Naturale con accesso limitato a un numero prestabilito di persone solo previa autorizzazione, ecco spiegato il fascino dell’isola raggiungibile più facilmente con l’immaginazione che fisicamente.

L’isola e gli uomini - Il colore della sua roccia ispirò Greci e Etruschi che la chiamarono Ocrasia. Per i Romani Oglasia (o Mons Jovis) fu un inesauribile bacino d’estrazione del granito: enormi massi venivano imbarcati verso le altre isole per la costruzione di sontuose ville patrizie. Diventa Mons Christi nel V secolo d.C. quando viene scoperta da eremiti in cerca di autentico e assoluto isolamento. Sembra però che col passare del tempo tramontasse anche la solitudine di questi uomini che trovarono più stimolante fondare una sorta di comune. Nel 455 sbarca sull’isola San Mamiliano con alcuni compagni; la leggenda vuole che il santo, dopo una durissima lotta uccide un feroce drago, nella realtà il simbolo del disordine e del credo pagano che si era radicato sull’isola. San Mamiliano infatti restituisce all’isola la sua destinazione antica di luogo solitario particolarmente adatto alla vita eremitica vivendo con i suoi compagni nella Grotta del Santo, luogo ancora oggi destinato al culto così come testimoniato dagli ex voto appesi al muro. Si apre così un’epoca caratterizzata dai successori di San Mamiliano che nel VII secolo ricevono da Papa Gregorio I la regola Benedettina e costruiscono il monastero che tuttora si affaccia verso il cuore dell’isola e le trasparenze della Cala Maestra. Il Medioevo vede aumentare il potere e la ricchezza dei monaci: arredi sacri e preziosi ex voto in oro e argento brillavano troppo e quella luce non sfuggì agli occhi del pirata più famoso di tutti i tempi, il turco Dragut, che nel 1533 sparge violenza sull’isola uccidendo i coloni e deportando i monaci. Ma forse anche per lui, l’uomo più pericoloso del mare, il tesoro rimane un miraggio. Dragut lascia dietro di sé un’isola devastata, saccheggiata, abbandonata alla più completa solitudine. Pirati e avventurieri continuano a sbarcare sull’isola in cerca del famoso tesoro ma vengono regolarmente respinti dalla natura inospitale dell’isola. All’inizio del XIX secolo Montecristo fa parte del Granducato di Toscana e viene menzionata dalle cronache del 1814 come meta di una gita di Napoleone, allora esule all’Isola d’Elba. La storia moderna dell’isola comincia nel 1852 quando viene acquistata da Giorgio Watson Taylor, un signore inglese che corona il suo sogno costruendo la villa di Cala Maestra e trasformando in giardino botanico il territorio circostante dove affondano le radici eucalipti e essenze vegetali esotiche. Dopo soli otto anni l’isola torna deserta e passa alla proprietà del Demanio del Regno d’Italia. Alla fine del secolo, nel 1889, è affidata al marchese fiorentino Carlo Ginori che la trasforma in un’esclusiva residenza di caccia. Il marchese organizza un servizio stabile di collegamenti con la terraferma e s’inventa una comunicazione “postale” garantita da puntuali ed efficienti piccioni viaggiatori. Al marchese piace invitare nella sua riserva uomini di spessore come Giacomo Puccini, il pittore Tino Conti e il famoso bozzettista toscano Renato Fucini. In seguito l’ospite di turno fu il Principe di Napoli che quando diventa re d’Italia, Vittorio Emanuele III, elegge l’isola a privilegiata residenza di caccia. Poi Montecristo conosce un periodo relativamente lungo di solitudine fino all’ultimo, pericoloso attacco sferrato negli anni ‘70 da “Oglasa”, una società privata, discendente diretta di Dragut, che prova a trasformare Monte cristo in un esclusivo Sporting Club per un centinaio di facoltosi eletti. Grazie alla dura contestazione di organizzazioni protezionistiche intervengono il CNR e i ministri competenti per fermare l’appropriazione dell’isola e costituire così nel 1971 la Riserva Naturale di Montecristo che diventa un icona forte, un luogo da proteggere con decisione anche nel futuro.

Montecristo oggi - Dal 1996 Montecristo fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, il più grande parco marino del Mediterraneo e appartiene amministrativamente al Comune di Portoferraio. Dista 45 km dall'Elba e 63 dall'Argentario, ha uno sviluppo costiero di 16 km. Dal 1988 è stata istituita una zona di tutela biologica intorno all’isola per una estensione di mille metri dalla costa, il limite di accesso è di 1000 visitatori l'anno che vengono guidati nei due percorsi dell'isola da personale del Corpo Forestale dello Stato. Il Consiglio d’Europa nell’attribuire alla riserva il Diploma Europeo per la conservazione dell’ambiente, ha imposto, fra l’altro di non superare il limite annuale di 1000 visitatori. Vengono pertanto autorizzate dall’ente gestore visite giornaliere che si svolgono per gruppi che vengono guidati attraverso i due percorsi didattici da personale forestale. Il numero dei richiedenti è sempre superiore alla disponibilità, per cui si possono verificare tempi di attesa piuttosto lunghi.

Per informazioni chiamare Il Corpo Forestale dello Stato – Ufficio territoriale per la biodiversità di Follonica (GR); tel. 0566.40019.

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